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mostre in corso

18 maggio 2016

Tra arte e moda

a cura di maria luisa frisa, enrica morini, stefania ricci, alberto salvadori

19 maggio / 31 luglio 2016


La nuova mostra promossa e organizzata dalla Fondazione Ferragamo e dal Museo Salvatore Ferragamo, che si inaugurerà il 18 maggio 2016, riflette il complesso rapporto tra arte e moda.

Prendendo spunto dalla storia di Salvatore Ferragamo che, affascinato dalle avanguardie artistiche del Novecento, si ispirò al mondo dell’arte collaborando con molti degli artisti a lui contemporanei, il progetto analizza, attraverso case history, le forme di dialogo tra i due mondi: contaminazioni, sovrapposizioni e collaborazioni, dalle esperienze dei Preraffaelliti, a quelle del Futurismo, dalle complesse vicende del Surrealismo a quelle del Radical Fashion, soffermando l’attenzione su alcuni atelier degli anni cinquanta e sessanta, luogo di studio e di incontri, e sulla nascita della cultura della celebrità per proseguire fino alle sperimentazioni degli anni novanta e arrivare ad interrogarsi se nell’industria culturale contemporanea si possa ancora parlare di mondi distinti o di un fluido gioco di ruoli.


La particolarità di questo progetto espositivo risiede nella collaborazione con altre istituzioni culturali: a Firenze la Biblioteca Nazionale Centrale, le Gallerie degli Uffizi (la Galleria d’arte moderna, la Galleria del Costume di Palazzo Pitti), il Museo Marino Marini, il Museo Salvatore Ferragamo e il Museo del Tessuto a Prato.

Le istituzioni culturali e museali coinvolte hanno partecipato attivamente alla costruzione dell’idea espositiva, mettendo a disposizione spazi e collezioni, nell’obiettivo di prendere parte ad una riflessione comune.


Ideato e curato da Maria Luisa Frisa, Enrica Morini, Stefania Ricci, Alberto Salvadori, il progetto espositivo è corredato da un ricco catalogo e si avvale di abiti, accessori, tessuti, opere d’arte, libri e periodici, fotografie provenienti da collezioni museali pubbliche e private, nazionali e internazionali, e da un’istallazione d’arte contemporanea creata per l’occasione.

Tra le opere in mostra un décolleté di Salvatore Ferragamo ispirato alle opere dell’artista americano Kenneth Noland degli anni cinquanta, l’abito realizzato negli anni trenta da Elsa Schiaparelli in collaborazione con Salvador Dalí, proveniente dal Philadelphia Museum of Art, l’abito di Yves Saint Laurent, ispirato ai dipinti di Piet Mondrian dalla Fondation Pierre Bergé - Yves Saint Laurent, il corpetto in legno di Hussein Chalayan dal Kyoto Costume Institute e un abito di Jun Takahashi (Undercover) del 2005 proveniente da The Museum at FIT di New York. Altrettanto significativi i prestiti dal ModeMuseum (MoMu) di Anversa e dal Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, il trittico di Yasumasa Morimura, Portrait (La source, 1,2,3) dal Takamatsu Art Museum, l’installazione di ritratti fotografici di Andy Warhol, Altered Images, generosamente prestati dallo Studio Makos e l’opera Fertility di Keith Haring, in arrivo da una collezione privata.

9 giugno 2016

Rayyane Tabet - La Mano De Dios

a cura di Leonardo Bigazzi


9 Giugno 2016 – 31 Luglio 2016

Inaugurazione: giovedì 9 giugno, 19.00

Il Museo Marino Marini di Firenze inaugura giovedì 9 giugno La Mano De Dios, prima personale in Italia dell’artista libanese Rayyane Tabet (b. 1983, Ashqout). La mostra, a cura di Leonardo Bigazzi, presenta un nuovo progetto realizzato appositamente per la cripta del museo. Nelle sue opere Tabet affronta questioni legate a situazioni geopolitiche complesse attraverso una riflessione sulle potenzialità della memoria e utilizzando episodi della sua storia personale.


A Firenze l’artista presenterà l’ultimo capitolo della serie Five Distant Memories: The Suitcase, The Room, The Toys, The Boat and Maradona (2006-2016); un progetto decennale legato alle sue prime memorie d’infanzia e alla capacità che queste hanno di generare e trasformare oggetti e situazioni diverse se ricollocate in un contesto più ampio. Una valigia pronta in caso di evacuazione, alcuni elementi della camera dell’artista distrutta nei bombardamenti di Beirut, un set di giocattoli di legno e una barca usata dal padre dell’artista nel tentativo, fallito, di scappare dal paese, sono tutti oggetti trovati e riconfigurati dall’artista in modo da creare esperienze complesse che si sviluppano in stretto dialogo con lo spazio espositivo.


I quattro capitoli precedenti della serie sono stati tutti commissionati e prodotti da importanti istituzioni internazionali: Darat al Funun (Amman), Centre Georges Pompidou (Parigi), The New Museum (New York), Pinchuk Art Center (Kiev) and Sharjah Art Foundation (Sharjah).


La Mano De Dios, il progetto che chiude la serie, ha come punto di partenza il famoso gol di mano che Maradona segnò contro l’Inghilterra nei quarti di finale del Mondiale del 1986. Quella partita, carica di tensioni politiche dovute alla guerra delle Falklands terminata solo quattro anni prima, è passata alla storia come la vendetta degli Argentini contro gli Inglesi. L’opera in mostra consiste in un vasto intervento architettonico nella cripta del Museo che l’artista ha realizzato basandosi sul ricordo dell’annuncio alla radio del gol. A Beirut la notizia fu preceduta dalla sirena che solitamente segnalava il pericolo di imminenti bombardamenti, volutamente inserita dal commentatore radiofonico per avere la massima attenzione possibile dagli ascoltatori. Utilizzando vari elementi riconducibili al contesto originale della sua memoria – il bunker usato dalla famiglia dell’artista durante la guerra civile – Tabet ha creato un ambiente sfruttando la particolare struttura architettonica della cripta, stabilendo anche una legame con la sua storia recente. Durante la Seconda Guerra Mondiale infatti, la cripta del Museo fu usata come rifugio dagli abitanti del quartiere durante i bombardamenti aerei. Nonostante questo progetto condivida vari riferimenti, sia formali sia concettuali, con i capitoli precedenti della serie, è la prima volta che viene coinvolto un episodio storico conosciuto in tutto il mondo, con cui ciascuno degli spettatori è chiamato a relazionarsi.


In occasione della mostra Mousse Publishing pubblicherà un catalogo sulla serie Five Distant Memories.


La mostra è stata realizzata con il supporto di Regione Toscana e OAC-Ente Cassa di Risparmio di Firenze.


Si ringrazia inoltre per il sostegno il Comune di Firenze e il progetto Secret Florence, parte del Programma Speciale Fiere Pitti Immagine 2016 promosso dal Centro di Firenze per la Moda Italiana e realizzato grazie al contributo di Mise (Ministero Sviluppo Economico) e Agenzia Ice nell’ambito del progetto a sostegno delle fiere italiane e del Made in Italy.


Rayyane Tabet è nato nel 1983 ad Ashqout, Libano. Ha conseguito la laurea in Architettura a New York presso The Cooper Union e il master in Belle Arti all’University of California, San Diego. Vive e lavora a Beirut.

Recentemente ha preso parte a mostre collettive in istituzioni e in occasione di manifestazioni come: Kunsthaus Hamburg, The Highline New York, Marrakech Biennial 6, Aïshti Foundation Beirut, Marian Goodman Gallery Paris, Sharjah Biennial 12, Stedelijk Museum Bureau Amsterdam, Centre Georges Pompidou, Darat al Funun e New Museum.

Tabet è stato vincitore del DAAD Artist Residency nel 2016, del Abraaj Group Art Prize nel 2013, del Jury Prize of the Future Generation Art Prize nel 2012 e del Sharjah Biennial Artist Prize nel 2011.

È rappresentato dalla galleria Sfeir-Semler Gallery Beirut | Amburgo.