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mostre in corso

gavin kenyon - Lift your head, give me the best side of your face

a cura di Alberto Salvadori


20 aprile - 10 giugno 2015

inaugurazione: sabato 18 aprile, ore 19.00

Il Museo Marino Marini, a Firenze, inaugura sabato 18 aprile Lift your head, give me the best side of your face la prima personale in un'istituzione italiana dell'artista americano Gavin Kenyon (1980), unanimemente riconosciuto come una delle figure più interessanti delle nuove generazioni di artisti a livello internazionale. Il centro del suo lavoro è la scultura, realizza opere astratte dalle qualità biomorfe. Trae la sua ispirazione dal territorio dove è cresciuto, le foreste di Upstate di New York, e le sculture a forma di bulbo in cemento, lana e altri materiali organici affondano le proprie radici nell'idea dell'Informe formulata da George Bataille nel 1929.

Per questo inedito progetto fiorentino, a cura di Alberto Salvadori, Kenyon ha prodotto 13 nuovi lavori che occuperanno la cripta del Museo Marino Marini.

Le opere, tutte prodotte in Italia per questo progetto, costituiscono un momento importante nel lavoro dell’artista; combinazioni formali e soluzioni scultoree di vario genere uniranno elementi tipici della scultura di Kenyon, come l’incontrollabilità delle forme, la naturale anarchia della materia libera di trovare la sua condizione uscendo dalla regola della costruzione, alla formale convenzionalità simbolica di un’architettura rinascimentale, connotata dal rigore e dalla misura come può essere la cripta del museo Marini.


Nel corso dell’ultimo anno, l’artista americano ha sperimentato nuove forme ispirate all’architettura e alla scultura classica che ricordano archi o colonne, reinterpretate secondo il proprio linguaggio che mantiene quella sua tipica sensibilità biomorfica. Sono sculture dal carattere monumentale che, come per altri interventi pubblici realizzati anche recentemente, nel 2014, negli Stati Uniti e in Italia - dalla sua prima personale in un museo, Reliquary Void al MOMA PS1 a New York, a Four Sentinels a Milano, nei giardini di Corso Indipendenza - hanno l’obiettivo di alterare la percezione dello spazio, creando nuovi punti d’interesse o di vista. Kenyon riesce a mettere insieme poetico e grottesco. I suoi lavori nascono dalla pressione del cemento umido in sacchi di stoffa, di vinile, di pelliccia sintetica, cuciti assieme e in fase finale dipinti, che una volta induriti assumono fattezze ambigue, ispirate anche alle opere di grandi artiste come Lynda Benglis o Louise Bourgeois. Alludono a forme anatomiche, spesso con connotazioni umane, che si abbinano a forme organiche simili a morbidi tessuti. Seduttive e respingenti allo stesso tempo a chi le guarda, le sue sculture sembrano vivere grazie a questa costante tensione e opposizione tra figurazione e astrazione, mascolino e femminile. Come racconta lo stesso artista, queste opere nascono dal suo desiderio di sperimentare nuovi materiali, di riuscire a trovare una superficie che avesse un aspetto naturale ma fosse complicata da scolpire per ottenere sagome che si riferissero al corpo. In questa sua ricerca legata proprio alla metafora del corpo, Kenyon manifesta un particolare interesse per la scala delle dimensioni degli oggetti con i quali ci confrontiamo personalmente tutti i giorni.


Si ringrazia per la preziosa collaborazione la Galleria ZERO… di Milano.

La mostra è realizzata con la collaborazione del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci nell’ambito del progetto regionale “Cantiere Toscana Contemporanea”.


Gavin Kenyon (Binghamton, 1980) è un artista americano che vive e lavora a New York. Negli ultimi anni ha avuto mostre personali al MoMA PS1, New York; Galleria ZERO…, Milano; Blum & Poe, Los Angeles; Ramiken Crucible, New York. Nel 2014 ha inoltre partecipato alla Biennale di Gwangju e ha realizzato un’importante commissione per la High Line a New York. 




20 febbraio 2015

Accadrà Domani

Un archivio aperto di libri d’artista contemporanei selezionati da Gregorio Magnani


20 febbraio - 9 maggio , 2015

inaugurazione venerdì 20 febbraio, ore 19.00


La mostra è dedicata alla fase più recente nella storia dei libri d’artista: opere d’arte che assumono il formato e i modi specifici di distribuzione e fruizione del libro. Non libri che rappresentano l’arte ma opere d’arte che esistono esclusivamente attraverso il formato del libro.

Tutti i libri selezionati, molti in edizione unica o limitatissima, sono pubblicati direttamente dagli artisti che li hanno creati o da piccolissimi editori specializzati. Ciascuno partecipa ad un’economia minima i cui modi di produzione, canali di distribuzione e pubblico, contribuiscono a creare e rafforzare il contenuto dei libri stessi.


Per la mostra di Firenze, la terza dell’archivio di Accadrà Domani, dopo le recenti a Londra presso Corvi-Mora Gallery a Londra e Arists Space a New York, la selezione delle opere in mostra sceglie come tema i diversi modi in cui i libri occupano, condensano, attivano, infiltrano, o esplodono lo spazio. Libri-scultura, libri che occupano lo spazio di altri libri, o che sono invasi dallo spazio che li circonda, offrono un filo conduttore in questa esplorazione dei più recenti sviluppi del libro come modo di fare arte.


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Libri di: Anonimo, Kasper Andreasen, Diana Artus, blisterZine, Daniel Gustav Cramer, Mariana Castillo Deball, Michael Dean, Arnaud Desjardin, Johanna Drucker, Melissa Dubbin & Aaron S. Davidson, Karl Holmqvist, Takashi Homma, Brian Kennon, Louis Lüthi, Sara MacKillop, Kristen Mueller, Sophie Nys, Asher Penn, Chiara Pergola, Simon Popper, Lucy Powell, Alessandro Roma, Karin Ruggaber, Christoph Schifferli, Izet Sheshivari, Rachel Simkover, Erik Steinbrecher, Mladen Stropnik, Derek Sullivan, Nik Thoenen & Lorenzo le kou Meyr, Peter Tillessen, Erik van der Weijde, Jean-Michel Wicker



ph Dario Lasagni

20 febbraio 2015

VALERIO ROCCO ORLANDO - WHAT EDUCATION FOR MARS?

a cura di Alberto Salvadori


20 febbario - 9 maggio 2015


inaugurazione venerdì 20 febbraio, ore 19.00


Il ciclo What Education for Mars? dell'artista italiano Valerio Rocco Orlando è il tentativo di sperimentare un modello alternativo di trasmissione di conoscenza e relazione in scuole d'arte internazionali. Come Bruno Latour, nel suo libro “Vita da Laboratorio” (1979), analizza le scoperte scientifiche attraverso lo studio delle relazioni tra gli scienziati e le loro famiglie, What Education for Mars? interroga il sistema scolastico contemporaneo attraverso le relazioni tra studenti e tra studenti e insegnanti. Parafrasando “il potere non è una cosa ma una relazione” di Michel Foucault, possiamo intendere l'educazione non come una somma di contenuti ma come l'interazione tra due o più soggetti con ruoli distinti. Definendo dunque la diffusione di conoscenza all'interno della scuola come un dialogo tra individui differenti, che modello alternativo possiamo proporre?

Nel 2011 Valerio Rocco Orlando ha condotto una prima serie di laboratori in alcune classi di un liceo artistico di Roma producendo una video installazione composta da ritratti, interviste e conversazioni tra studenti che immaginano una scuola migliore. Nel 2012 questo lavoro è stato presentato all'XI Biennale de L'Avana e una seconda produzione è stata realizzata all'ISA, l'Università delle Arti di Cuba. Nel 2013 il terzo capitolo del ciclo è stato prodotto alla Valley School di Bangalore in India, in collaborazione con la Krishnamurti Foundation.


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Nel 2015, l'intero ciclo, per la prima volta nella forma di installazione a tre canali, viene presentato al Museo Marino Marini di Firenze in una mostra personale curata dal direttore Alberto Salvadori. All'interno degli spazi espositivi e per tutta la durata dell'esposizione, inoltre, Valerio Rocco Orlando attiva, assieme al Dipartimento Educazione, un laboratorio aperto agli studenti delle scuole fiorentine, un'opera di partecipazione collettiva finalizzata alla realizzazione di un nuovo libro d'artista.

What Education for Mars? è un progetto realizzato con il supporto di ALA, Nomas Foundation, Ministero per i Beni e le attività culturali, Roma; Centro de Arte Contemporáneo Wifredo Lam, Bienal de la Habana, L'Avana; Krishnamurti Foundation, Bangalore.



ph Antonio Angelucci